L’estetica non è solo una questione di apparenza, ma un fattore determinante che può influenzare opportunità e percezione sociale. Il modo in cui ci presentiamo agli altri può diventare uno strumento di potere, capace di condizionare il nostro percorso professionale e personale.
Questo è quanto emerge dall’indagine “Opinioni e vissuti relativi ai canoni estetici nel mondo del lavoro” dell’Osservatorio D di Valore D e SWG S.p.A. (2025), che afferma quanto l’estetica non sia solo immagine, ma un elemento chiave che incide sull’accesso alle opportunità.
Il video “Non è un paese per brutte“, da cui ho tratto ispirazione per questo articolo, sottolinea quanto stereotipi e pregiudizi gravino in modo particolare sulle donne. Ancora oggi, caratteristiche come peso, età e colore della pelle condizionano la libertà di esprimersi e di essere sé stesse.
I numeri parlano chiaro
Nel video vengono riportati dati significativi:
- Durante un colloquio di lavoro, il 73% delle persone attribuisce all’aspetto un’importanza pari o superiore alla preparazione.
- Il 53% delle persone ritiene che le donne considerate belle abbiano maggiori probabilità di fare carriera.
- 6 uomini su 10 credono che l’estetica femminile incida sulle opportunità di carriera, mentre solo 1 persona su 3 pensa lo stesso per gli uomini.
Questi dati evidenziano come, nel mondo del lavoro, l’estetica possa trasformarsi in una leva fondamentale per il successo, spesso a discapito della competenza.
Probabilmente non tutti concordano con queste affermazioni, però come ci dicono i numeri, quelli che li condividono sono più della metà.
Bellezza e potere: un legame storico
Maura Gancitano, filosofa e scrittrice (al minuto 9:15), spiega come il rapporto attuale tra bellezza e potere si sia consolidato negli ultimi due secoli. Durante questi anni, siamo stati spinti a metterci in vetrina, a darci valore in base al valore dato alla nostra fisicità e alle nostre caratteristiche che rientrano (o meno) negli standard, siamo state spinte a cercare di adeguarci a quegli standard. Abbiamo investito tempo e denaro per conformarci a queste aspettative.
Ci siamo uniformate convincendoci che la nostra parte estetica e la nostra immagine fossero il nostro strumento di potere capace di influenzare gli altri e di darci accesso alle opportunità desiderate.
Una parte di verità in questa frase c’è, e non riguarda certamente la parte dell’uniformarsi.
- Se ho un corpo morbido, punto sull’essere sempre truccata e con la manicure impeccabile per sentirmi iper-femminile.
- Se la mia pelle è più scura, uso creme schiarenti o indosso una parrucca per nascondere i miei capelli naturali (come raccontano Lara Lago, giornalista e body activist, e Nogaye Ndiaye, giurista e divulgatrice antirazzista).
- Se invecchio, devo combattere il tempo, altrimenti rischio di essere considerata un peso e di sentirmi dire che non servo più. Mentre un uomo maturo è visto come il saggio, l’esperto nel suo settore, una donna che invecchia è percepita come un ostacolo all’innovazione (come evidenzia Loredana Lipperini, scrittrice e conduttrice radiofonica).
Il cambiamento parte da noi
La buona notizia? Possiamo cambiare questa realtà. E possiamo farlo partendo da noi stesse.
La vita mi ha insegnato che non posso aspettarmi che siano gli altri a cambiare. Se voglio un cambiamento, devo essere io la prima a metterlo in atto. E come un effetto domino, questo influenzerà anche chi mi circonda.
Le testimonianze raccolte nell’intervista mi hanno colpita profondamente e mi è arrivato tutto il loro disagio passato. E’ un cambiamento lungo ma sono convinta che se tutte (e tutti, aggiungo) iniziamo a cambiare da noi stessi, piano piano ci arriveremo.
L’estetica non è solo una questione di apparenza, ma un fattore determinante che può influenzare opportunità e percezione sociale, dicevo all’inizio.
Se rileggiamo questa affermazione in chiave di empowerment, non solo è vera, ma può diventare un’opportunità positiva: sta a noi scegliere come direzionarla.
Ed è proprio su questo che si basa il mio lavoro.
Attraverso i miei servizi, aiuto persone e aziende a promuovere un nuovo approccio all’estetica, trasformandola in uno strumento di autenticità, consapevolezza e comunicazione non verbale.
Un’estetica autentica, non un’immagine imposta
Il mio obiettivo è trasformare l’estetica da semplice immagine e strumento di potere a espressione autentica di sé.
Nei percorsi che offro ai miei clienti, lavoro per valorizzare l’unicità di ogni persona. Prendo in considerazione il loro vissuto, il contesto in cui operano e i loro obiettivi, creando un percorso personalizzato che permette loro di sentirsi a proprio agio con la propria immagine.
Riporto un esempio concreto per spiegare meglio la complessità del mio lavoro. B., responsabile Risorse Umane in una grande azienda, si è rivolta a me perché amava il colore, ma evitava di indossarlo temendo di perdere autorevolezza. Vestiva sempre di nero, ma quando si specchiava, non si riconosceva nella propria immagine.
Attraverso un percorso di domande mirate e la definizione di un obiettivo di immagine, l’ho accompagnata nell’introduzione graduale del colore, rispettando i suoi limiti e guidandola nel trovare combinazioni che le permettessero di mantenere un’immagine professionale (secondo la sua percezione) e, al tempo stesso, più autentica e rappresentativa.
Durante il follow-up, alcuni mesi dopo, mi ha raccontato che le colleghe avevano notato questo suo cambiamento, ma soprattutto si sentiva finalmente bene con se stessa.
Comprendere e superare le limitazioni imposte da loro stess* e dalla società, fa parte di questo processo.
Quando una persona inizia ad accettarsi per ciò che è, sperimenta un benessere che la porta a trasmettere lo stesso approccio positivo, accogliente e benevolo agli altri, contribuendo così al cambiamento collettivo.
Libertà di essere chi siamo
Nel video si parla di LIBERTÀ DI ESSERE COME SI È.
E’proprio questa la mia massima ambizione: accompagnare le persone in un percorso di consapevolezza per aiutarle a mostrarsi al mondo non per una questione estetica o opportunistica, ma per il piacere di esprimere la propria autenticità. Mostrarsi al mondo con in mente degli obiettivi comunicativi ben definiti.
Nel prossimo articolo approfondirò il ruolo cruciale delle aziende in questo cambiamento. Attraverso il mio lavoro, aiuto le realtà aziendali a creare ambienti più inclusivi, dove la valorizzazione dell’individuo diventa una leva per migliorare la coesione dei team e, di conseguenza, la produttività complessiva.
Restate con me per scoprire come questi aspetti possano fare davvero la differenza nel mondo del lavoro.
L’abito fa le soft skills. Immagina il successo, trasmettilo con stile
